Loading
  1. In questo numero
    MADONNA Del Bue
    LE SOFISTICHE BABY BLUES Maffioli, Marzi, Isia
    SE AVESSI VOLUTO Donnelly
    COME LASCIARE UN UOMO Pat
    PENSIERI DI UNA MISANTROPA Giacobino, Sdralevich
    I MEDIA DICONO Donnelly
    VERMI Pat
    TRUMP Donnelly
    WONDER RINA Ciammitti
    TAXI Bosotti
    IN CERCA DI LIBERTÀ Donnelly
    CONFINI Cafagna
    LA VALIGIA Derenne
    ADDIO Pat
    RIFUGIATI Gesmundo
    MISANTROPOLOGIA CULTURALE Giacobino, Sdralevich
    BADANTE Ferrarin
    THE BOSS DESIGN Zenoni
    IN PROPRIO T_Bazz
    LA START UP DI CASIMIRO bulander, Nardi
    UOY Lotta Sweetliv
    COLOPHON Ciammitti
  2. madonna

  3. Le sofistiche
    Baby blues

    di Francesca Maffioli e Laura Marzi

    La Gorgia
    Mia Protagora,
    l’autunno incipia e con lui la fatica.
    Loro mi direbbero che mi sento già fuori uso. Mi chiedi chi sono loro?
    Ora ti racconto.
    Settimane addietro è giunta dalla penisola italica fino all’autarchica Lutetia notizia dello scempio comunicativo di una campagna per far figli.
    Ci vogliono incentivare alla riproduzione forzata ricordandoci l’assillo del tempo, come se fossimo degli yogurt a scadenza; alla corsa contro il tempo, aggrappati all’idea che i nostri corpi siano solo la somma delle nostre energie e del nostro potenziale materno. Ci hanno schiaffeggiato con quest’idea che le energie fisiche affievoliscono come la batteria delle pile. Esaurite. Come se già non lo fossimo da prima, esaurite.
    A lor dire: 35 anni di potenziale sprecato e di ovuli che se ne (s)corrono via, ogni mese.
    Ma che vogliono da noi? Perché si vogliono occupare del nostro corpo e si arrogano con arroganza odiosa la gestione dei nostri tempi e di quelli del nostro utero?
    Voglio chiedere a te di questo tempo dannato, se lo senti scorrere o premere; se lo senti sfuggire silenzioso o se invece ogni giorno ti parla di una o di tante scoperte – di te e di quelle e quelli che ti circondano. Se lo senti ti voglio chiedere cosa ascolti nel rumore che fa mentre ti scorre fra le dita: ti canta di un viaggio, di un luogo, di un viso che cambia, di un’assenza, di un amore, di gatti, di libri che crescono, di progetti che si accavallano, di caffé che si susseguono oppure questo tuo tempo ti parla di creature che nascono e di quelle che nasceranno (o non nasceranno)?

    La Protagora
    Diletta Gorgia,
    come sempre riesci a scovare l’angolo dolente del cuore, il lembo di vita che maggiormente pulsa.
    Vivendo proprio nella penisola italica sono certamente al corrente del tentativo quanto mai goffo di spingerci alla gravidanza, tutte, come bovine alla monta. Il fatto è che per quanto riguarda il senso di inadeguatezza rispetto al tempo che passa e ai traguardi mancati io sono, come la tua Lutetia, autarchica, non necessito di sollecitazioni esterne, per altro grossolane, per sentirmi in ritardo.
    Questo ritardo, però, Gorgia mia, non si limita ad essere connesso alla mia singola esistenza, è un ritardo ontologico, un anacronismo: considera che io aspetto ancora di essere felice con l’Altro per pensare di potere riprodurmi. Ancora, bado che a moltiplicarsi con la riproduzione non siano anche le incertezze più basilari: di non sapere dove vivere e non conoscere esattamente la mia identità sessuale.
    Nel rumore della vita che scorre sento il cozzarsi delle scelte fatte, che costituiscono il tempo passato, più o meno recente, degli errori; lo stridore dei cambiamenti dolorosi, un vuoto tonfo del tempo perduto senza goderne, quando non c’era ragione per non sorridere. Nella eco del futuro, vorrei ci fossero canti fanciulleschi, estro di ragazzini. Ti chiederai, forse, come potrò permettermi pargoli e permettermi di filosofeggiare? Beh, ti risponderò con le parole di un nuovo amico che vorrei tu conoscessi, un certo Socrate: “Io so che non so niente…”.

  4. se-avessi-voluto

  5. pat-come-salvare-WEB

  6. PENSIERI DI UNA MISANTROPA

    di Margherita Giacobino

    Quesito giuridico-matematico
    In Iran, la vita di una donna vale la metà di quella di un uomo. In Italia, un femminicidio varrà il doppio, la metà o la radice quadrata di un omicidio?

    Pensierino speranzoso
    Se mi ammazzano, spero almeno che i tratti di un omicidio, non di un femminicidio. Non vorrei fare una morte di serie B.

    Dove le antiche tradizioni incontrano i nuovi valori
    Sesso a KM Zero – L’esogamia ti mette ansia? Prova l’incesto! Le buone cose di casa tua.

  7. donnelly-i-media

  8. verme

  9. Donnelly_Trump

  10. wonderrina-olimpiadi

  11. Donnelly_Migranti

  12. valeria-cafagnaWEB

  13. adene-valigieWEB

  14. addio-vado

  15. viola-gesmundo

  16. Misantropologia culturale

    di Margherita Giacobino

    Il valore della vita

    La battaglia dell’uomo contro la morte si è rivelata, se non proprio vinta, almeno in pareggio: nei paesi avanzati (quelli che hanno delocalizzato guerre e carestie all’estero, in altri paesi meno avanzati), l’essere umano ormai arriva fino a novanta – cento anni, sordo, senza denti e rimbambito, ma vivo. Nell’attuale periodo di crisi, questa conquista della scienza si rivela provvidenziale: i vecchi costituiscono infatti la materia prima dell’unico settore produttivo in rapido sviluppo del nostro paese (uno dei più avanzati sull’orlo del baratro): le case di riposo. In tali circostanze, non stupisce che l’eutanasia sia oggetto di violenta condanna da parte dei difensori del valore della vita.
    Viste però le attuali tendenze economiche (aumento della disoccupazione e dell’età pensionabile, diminuzione delle pensioni), si prevede che entro due o tre decenni al massimo i vecchi non saranno più solvibili e l’eutanasia sarà obbligatoria per legge, secondo coefficienti che sono già allo studio di una commissione riservata (età, reddito, valori di colesterolo e glicemia).
    Che ne sarà delle case di riposo? Alcune si trasformeranno in b&b per turisti cinesi, altre verranno abbandonate o saranno oggetto di recupero da parte di archeologi industriali e storici della memoria. Assimilate ad altri luoghi di internamento, vi si allestiranno mostre dal titolo: ‘Mai più vecchi!’

  17. badante_isa

  18. The boss design

    di Federico Zenoni

    Un documento eccezionale. La prova che il Design, oltre a lavorare per il trastullo dei ceti privilegiati, si ingegna a rendere il posto di lavoro sempre più congeniale allo sfruttamento e all’azzeramento psicologico del lavoratore subordinato.

    Scrivania Precario – 1
    Un disegno rivoluzionario per questo inusuale piano di lavoro. Nel disegno A potete vedere una normale e completa scrivania; nel disegno B vediamo il modello “Precario”: un arredo incompleto, direi quasi monco, a caratterizzare la postazione di lavoro del precario, appunto.
    Materiali: un legno esotico ed estratto dalla distruzione di foreste vergini (tipo il Wengé) può risultare il più adatto al modello, farà sentire in colpa il suo utilizzatore minando la sua autostima.

    Cestino Full – 2
    Qui si gioca sul concetto di pieno e vuoto; l’accattivante forma e la sezione del cestino Full, vedi disegno B, lo rendono velocemente riempibile di rifiuti. Scoprire il cestino sempre colmo dei propri errori e scarti stimolerà il lavoratore a concentrarsi di più sul suo compito. Oltretutto i vitoni che ancorano l’oggetto al pavimento impediscono abituali perdite di tempo, come le passeggiatine disfattiste nei corridoi con la scusa di svuotare il cestino.
    Materiali: multistrato di Malachite, colori abbinabili alla finitura del pavimento.

    Lampada Cieca – 3
    A prima vista una normale lampada da tavolo, ma con una particolare struttura che fa uscire la luce verso il retro, rendendo buio il piano del tavolo. E’ ovvio che il lavoratore farà più fatica e quindi si stancherà la vista, questo accorgimento lo renderà meno portato alla navigazione abusiva su Internet durante l’orario di lavoro.
    Materiali: studiata in abbinamento alla Scrivania del Precario, può mantenere gli stessi toni di colore. La struttura in alluminio flangiato ne fa un oggetto leggero ma dalla lunga durata (sicuramente più del suo utilizzatore).

    Glossario dei materiali (per teste di legno)
    Legno – Materia base per l’assemblaggio di teste.
    Alluminio flangiato – Applicando l’effetto Flanger (usato per la chitarra elettrica) ad una pressa si ottiene un alluminio dal caratteristico riverbero ondivago.
    Malachite – C’era una volta il Sultano di Giom; costui aveva un enorme e prezioso gatto persiano che un giorno funesto perse tutto il pelo e divenne triste: aveva preso la Malachite.
    Wengé – legno pregiato e raro, molto scuro; Wengé in lingua botswi significa “’embeh?”.

  19. tatiana-in-proprio

  20. La start up di Casimiro

    di bulander

    “Pronto, mamma, mi senti? Volevo dirti che sono usciti i risultati del bando del Comune e che sono tra i selezionati!”
    “Ma davvero! Quindi?”
    “Quindi posso fondare la mia start up”
    “Ma che bellezza, lo dico subito al nonno, gli dirò ‘Hai visto che i soldi della tua liquidazione non sono stati buttati via? Casimiro ha imparato a fare un business plan che adesso gli serve per diventare imprenditore!’”
    “Appunto e tra l’altro ho risparmiato, ho visto dei master in business planning che costavano il doppio del mio! Tipo….ventimila euro”
    Le politiche attive del lavoro del Comune di Milano erano riuscite in pochi anni ad abbassare il tasso di disoccupazione giovanile dal 54% al 53,08%. I vincitori del bando erano invitati a presentarsi in Comune per ritirare la dotazione, sempre in natura. Chi aveva ottenuto dei locali gratis dove svolgere l’attività, chi dei macchinari (computer, stampanti 3D ecc.), chi, come Casimiro, aveva presentato un progettino modesto, riceveva al massimo un paio di utensili da lavoro. Lui aveva ricevuto un elegante poggiapiede, un set di spazzole e un po’ di tubetti di lucido per scarpe di vari colori (nero, marrone scuro, marrone chiaro ecc.). E la licenza ovviamente, della durata di un anno, per poter esercitare sulla pubblica via o nei giardini pubblici.
    “Quindi”, gli aveva detto l’amico con cui era andato a festeggiare, “la tua è una start up ambulante”.
    Mobile diciamo, mobile s.u.
    “Mobail ess iu! Che figata!”
    Per la prima giornata di lavoro decise di andare al Parco Sempione, lì c’erano sempre turisti messi bene, nella pausa pranzo impiegati giacca e cravatta, manager che consumavano un pasto vegano sulle panchine all’una, una e mezza. Fu fortunato, trovò uno che s’interessò alla sua start up e si lasciò lucidare le scarpe.
    “Giovanotto, ma lei ha fatto un po‘ di benchmarking? Il mercato bisogna studiarlo, altrimenti la concorrenza… Conosco una business school che per soli 5 mila euro le fa un corso coi fiocchi di analisi del mercato.”
    Casimiro strofinava senza rispondere.
    “Ed ha calcolato quand’è che arriva a break even?”
    Qui Casimiro si sentiva più preparato ed iniziò una dissertazione che il suo cliente finì per ascoltare con sempre minor attenzione, dando segni d’impazienza. Ad un certo punto lo interruppe bruscamente, pagò e s’allontanò a passo lesto – presumibilmente – verso l’ufficio.
    Dentro di sé Casimiro gongolava: “Devo stare sulla clientela di fascia alta. Mi sembra di essere partito bene.”
    Si mise a girare per il Parco in cerca di altri clienti ma purtroppo tutti portavano sandali, ciabatte col calcagno di fuori, infradito o Adidas di tela.
    Gli venne un sospetto. “Diamine è estate! Non avrò mica scelto un settore ad alta stagionalità?”
    Pose la questione al solito amico la sera stessa davanti a una birra scura. “Coi cambiamenti climatici non ci sono più stagioni, mio caro! Non ti preoccupare, la tua mobail ess iu andrà a gonfie vele.”
    Tuttavia quella notte Casimiro stentò a prendere sonno, lo tormentava la domanda che gli aveva posto il suo cliente manager: “ma lei ha fatto un benchmarking?”. Cominciò a passare in rassegna la lista dei parenti. Chi avrebbe potuto prestargli 5 mila euro per il corso di analisi del mercato? La mattina dopo, malgrado la notte tormentosa, si svegliò con un’idea brillante: piazzarsi davanti a una caserma dei carabinieri. I militi dell’Arma sono gli unici che portano scarpe come si deve. Nel quartiere nuovo di Milano Centostalle c’era una caserma con migliaia di graduati, ufficiali ed anche qualche carabiniere semplice. Prese la nuova linea del metro, la 18, quella senza conducente, dopo 50’ era già arrivato. Scese a Centostalle Sud. Stava nell’ultima carrozza. Come esce dalla vettura vede nugoli di lustrascarpe coi loro attrezzi inconfondibili affrettarsi verso l’uscita. Resta di sasso, aspetta il treno successivo, ci sono ancora le stazioni di Centostalle Centro e di Centostalle Nord. Arriva il treno successivo, lui lascia scendere ancora un paio di lustrascarpe ritardatari, risale sul metro, stavolta nelle carrozze di mezzo. Di lustrascarpe ce ne sono di meno, scendono tutti a Centostalle centro.
    Casimiro prosegue: “Questa è un’indagine di mercato”, pensa, “è un’analisi della concorrenza in piena regola. Me la cavo da solo, perché debbo buttar via 5 mila euro?” Fiero di sentire dentro di sé nascere l’animal spirit dell’imprenditore, esce dalla metropolitana e si trova davanti all’ala settentrionale dell’immensa caserma (con il perdurare della crisi economica c’era il rischio continuo di disordini e sommosse nelle grandi città, la vigilanza doveva essere rafforzata e l’Arma aveva raggiunto i 342 mila effettivi).
    D’angolo c’era una larga porta d’ingresso, nella garitta di guardia un carabiniere con mitra, cannocchiale sull’elmetto e occhiali per raggi infrarossi. Casimiro dispone i suoi attrezzi sul marciapiede poco distante. Si accorge che la telecamera lo ha inquadrato: “Meglio, è tutta pubblicità”, pensa. D’un tratto il guardione esce dalla garitta: “Ehi giovanotto, può spostarsi gentilmente di un paio di metri? qui escono solo i cingolati”. Non ha finito di parlare che una macchina arriva a tutta velocità, frena con una sgommata bestiale, escono due militi: “Scusi, mi fa vedere la licenza?”, “Certamente, prego”. Quello più basso la esamina attentamente. “Immaginavo. Per stare qui ci vuole una licenza speciale, lei ha quella ordinaria. Venga con noi giovanotto”.
    A San Vittore i detenuti volevano tutti avere le scarpe lucide. Casimiro la prese con filosofia ma il pensiero che nel suo posizionamento di mercato poteva forse aver sbagliato qualcosa, non gli diede pace per tutti i due mesi passati dietro le sbarre.

  21. ASPIRINA
    n. 14 Autunno/Inverno 2016/2017

    REDAZIONE
    Loretta Borrelli, Piera Bosotti, Pat Carra, Anna Ciammitti,
    Manuela De Falco, Margherita Giacobino, Elena Leoni, Livia Lepetit

    Progetto e sviluppo web: mybreadcrumbs.it
    Progetto grafico: Elena Leoni
    Traduzioni: Margherita Giacobino (inglese)
    Illustrazione nel sommario: Giulia D’Anna Lupo
    Animazione nel colophon: Wonder Rina di Anna Ciammitti

    HANNO DISEGNATO E SCRITTO

    Piera Bosotti (Milano)
    bulander (Milano)
    Valeria Cafagna (Madrid) valeriacafagna.tumblr.com
    Pat Carra (Milano) patcarra.it
    Anna Ciammitti (Milano) annaciammitti.com
    Giulia D’Anna Lupo (Parigi) www.giuliadanna.com
    Dalia Del Bue (Torino) www.daliadelbue.com
    Anne Derenne (Madrid) adene-editorialcartoon.blogspot.com
    Liza Donnelly (New York) lizadonnelly.com
    Isabella Ferrarin (Vicenza) www.senapedesign.com
    Viola Gesmundo (Rotterdam) www.behance.net/violagesmundo
    Margherita Giacobino (Torino)
    Francesca Maffioli (Parigi)
    Laura Marzi (Firenze)
    Marilena Nardi (Treviso) marilenanardi.it
    Isia Osuchowska (Vilnius)
    Teresa Sdralevich (Bruxelles) teresasdralevich.net
    Lotta Sweetliv (Maastricht) lsweetliv.nl
    T_Bazz (Berlino)
    Federico Zenoni (Milano) senzaimpegni.altervista.org

    Contatti: info@aspirinalarivista.it

    Edizioni Libreria delle donne di Milano
    Via Pietro Calvi 29 | 20129 Milano
    +39 02 70006265 | fax +39 02 71093653
    www.libreriadelledonne.it