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  1. In questo numero
    TUTORIAL DELLA CUCCHIAIA Argelia Bravo
    ECOMISANTROPA Giacobino, Pat
    LE AVVENTURE DELLA GIOOSY Leoni
    WONDER RINA DANCE Ciammitti
    CONSIGLI DI UNA MISANTROPA Giacobino, Sdralevich
    PATRIARCATO Donnelly
    LOVE HATES HATE Donnelly
    TENDE Bosotti
    ESULI Nardi
    M’AMA NON M’AMA Solinas
    LE SOFISTICHE STILL IN LOVE Maffioli, Marzi, Isia
    LIKE Lotta Sweetliv
    LINKEDIN Grimaldi
    COSE STUPIDE… Menetti
    RONZII NELLA NOTTE bulander, Nardi
    LA BRACCIANTE DIGITALE Pat
    THE BOSS DESIGN Zenoni
    LA STUDIOSA PRECARIA Roz
    CREATIVITA’ DOMESTICA Ferrarin
    COLOPHON  Solinas
  2. TUTORIAL DELLA CUCCHIAIA.
    CONTRO MONSANTO

  3. dal MANIFESTO
    DELL’ECOMISANTROPA

    di Margherita Giacobino

    Questo manifesto si rivolge a tutti gli esseri viventi – animali, piante, microrganismi – consapevoli che l’umanità è la forma di vita più infestante che esista sul pianeta, e decisi a non sopportare oltre e ad agire per salvare la terra nel solo modo possibile: eliminando la razza umana.

    L’unico modo per fermare le estinzioni è de-umanizzare il mondo.

    In natura esiste ogni genere e sessualità, dalle lumache ermafrodite ai gorilla gay, dalla riproduzione per spore al servizio a domicilio effettuato dalle api, e ogni tipo di organizzazione sociale, dalle comunità di formiche rosse guerriere alle comuni pacifiste di suricati in cui zie e zii allevano i bambini. È l’essere umano che cataloga, elimina e riduce, e in più chiama ‘naturale’ quello che ha deciso lui. Diciamo basta all’imperialismo culturale umano!

    Le azioni si svilupperanno su vari fronti e in contemporanea. Ecco alcuni esempi, puramente indicativi:
    Piante carnivore giganti si apposteranno nei centri commerciali, agendo soprattutto nelle ore di punta dello shopping, quando la coscienza umana è al suo minimo. I lombrichi si asterranno dal lavoro rifiutandosi di digerire la terra, ormai indigeribile, e si trasferiranno in massa nei caveau delle banche dove processeranno banconote trasformandole in humus. Lucciole zombie migreranno dai cimiteri di campagna verso le città e spargeranno l’insonnia nella popolazione. Le muffe da camembert si moltiplicheranno durante la notte colonizzando le cucine. I lieviti fermenteranno negli stomaci fino a farli scoppiare (questa azione è già in corso, sperimentalmente, in tutti i paesi avanzati, dopo la criptopropaganda svolta dal film Alien). Gli animali domestici sfrutteranno le loro capacità trasformative per lotte inedite, che avranno per protagonisti barboncini piranha, conigli assassini e bufale che produrranno latte acido (LSD) per pizze da overdose. Fino al momento in cui verrà sferrato l’attacco finale: nanoparassiti si insedieranno nelle schede telefoniche, erodendone la memoria in pochi secondi.

  4. GioosyNeocoloniale

  5. Consigli di
    una misantropa

    di Margherita Giacobino

    Ti senti cyberqueer, post-uman* e pre-confus*, e vuoi lottare per affermare il tuo non-credo? Ecco alcuni suggerimenti utili:

    1) Fatti crescere la barba. Se sei nat* donna, prendi ormoni in dose sufficiente a una crescita di almeno quaranta centimetri. Usa un conditioner per la morbidezza, ma evita i lavaggi troppo frequenti che infiacchiscono il pelo.

    2) Prepara le tue rivendicazioni di uguaglianza, p.es. se sei nat* maschio vuoi avere l’orgasmo clitorideo e la gravidanza intrauterina, se sei nat* femmina vuoi diventare donatore di sperma. (Passi preliminari verso obiettivi più ambiziosi, tipo deporre le uova.)

    3) Se sei stonat*, vuoi cantare alla Scala nel ruolo di Tosca. Ricordati che gli stonat* non esistono e le differenze tra i sessi sono un complotto veterofemminista.

    4) Richiedi alla tua palestra esercizi per lo sviluppo di muscoli finora trascurati (sfinteri, pavimento pelvico, pinne nasali, lobi delle orecchie). Evita la conformità, quando fai la cyclette pedala con le braccia.

    5) Organizza con i tuoi amic* dei flash mob creativi in cui ti denudi davanti alla sede dell’Accademia della Crusca e chiedi l’abolizione delle vocali in quanto sessuate. Da ora in poi parlerai solo in portoghese stretto (la lingua meno vocalica d’Europa), poi passerai all’ebraico (che non ha vocali, ma attenzione: per non essere preso per sionista intrecciati sempre una kefia nella barba), e infine potrai accedere alla l*ng** p*l*t*c*m*nt* c*rr*tt* in cui ci sono solo le consonanti.

    6) Integra la chirurgia plastica al tuo quotidiano, fatti impiantare un i-phone nell’intestino per dei selfie intimi (utile anche per la prevenzione) e un detonatore palmare per cambiare sesso velocemente anche durante l’ora di ricevimento parenti, mediante semplice introflessione-estroflessione dell’apparato genitale.

    7) Quando ti stufi o vuoi inscenare più incisive performance di lotta, puoi passare direttamente al terrorismo islamico, tanto la barba ce l’hai già e il detonatore pure.

  6. Donnelly_patriarcato

  7. donelly-cuori-per-web

  8. esuli-nardi

  9. m'ama-non-m'ama

  10. Le sofistiche
    still in love

    di Francesca Maffioli e Laura Marzi

    Sono solo canzonette

    La Gorgia
    Protagora, e se parlassimo ancora d’amore?
    Stavolta sarò io a chiederti del nostro motore immobile, nella sua declinazione più desiderosa, più desiderante.
    Cominciamo: quando si desidera, accade di desiderare l’Altro per gioirsi di lei o di lui, ma accade anche di lasciarsi desiderare, di scegliere di desiderare per essere desiderati, o per (per)seguire un altro desiderio. Si desidera per innumerevoli motivi, ma anche per nessuno in particolare: si desidera anche per il desiderio stesso di desiderare.
    Mia cara sofistica, dove porta tutto questo desiderare? E noi, dove lo portiamo, fino a dove?
    E in tutto questo desiderare quale posto si lascia all’Altro? Gli si lascia un posto?
    Oppure si tratta di lasciare all’Altro la libertà di posizionarsi dove preferisce, accanto sopra sotto, oltre noi? Nello spazio della gelosia retroattiva, in quello del sogno di un poi futuribile o nel presente dell’attesa?
    Dimmi or dunque: in tutto questo cogitare … dove se ne va il desiderio?

    La Protagora
    Gorgia mia, attualmente il mio desiderio se ne va a cercare un giaciglio fiorito dove poter sonnecchiare, fuggendo così alle tue domande argute. Poi il desiderio di risponderti torna a farmi strofinare il mento, con fare pensoso, perché sempre sai pungolare la mia curiosità.
    Certo, esiste un oggetto del desiderio che si pone sopra, sotto o accanto, come ben dici, che sa scomparire e mutare di foggia, pur mantenendo lo stesso nome, anche. Poi, campeggia il soggetto del desiderio che spesso si vuole sempre consapevole e volitiva. E nel mezzo, credo, una certa realtà dei fatti: l’Assoggettata del desiderio. Metà oggetto e metà soggetto, l’Assoggettata del desiderio sceglie di desiderare, sì, ma vuole un tipo di lavoro, un’amante o un destino le cui caratteristiche derivano dalla sua personalità o da talenti, su cui l’Assoggettata del desiderio non ha tutto il controllo. Dipendono dal tempo, che ti ha fatto considerare il tuo lavoro buono e degno di essere perseguito stabilmente; derivano dal caso, che può farti incontrare un’Antonia o un Marco Antonio, ad un rito, nell’agorà, su una strada, da cui non potrai tornare indietro.
    Allora, il desiderio non è solo atto di volontà: esso stesso dipende! Dal grado di consapevolezza, dalla tipa umana, dalla moira… Dipende.
    A dimostrazione dell’alto valore di questo mio elucubrare, Gorgia mia, sappi che quello che senza tema di smentita sarà un nostro illustrissimo successore, l’ispanico Jarabe de Palo, comporrà un assioma coerente con queste mie altissime speculazioni. Gli aruspici mi permettono di dartene un saggio qui, ora: “ Depende, todo depende…”.

  11. linkedin-job

  12. cose-stupide

  13. Ronzii nella notte

    di bulander

    Gli era entrato in casa dalla camera da letto sfondando il vetro della finestra. Doveva essersi abbattuto sul pavimento in un primo tempo, perché c’erano tracce di bruciato sul tappeto, ma poi doveva essersi risollevato e aver iniziato quel devastante svolazzare che aveva ridotto l’appartamento nelle condizioni pietose in cui l’aveva trovato il dott. Scimuniti, assegnista di diritto penale. Lampadari crollati, metà dei soprammobili a terra in frantumi, la pentola con la pasta e fagioli, preparata il giorno prima, rovesciata ed il suo contenuto sul pavimento, finito fin sotto la scrivania dello studioso. E poi, forse preso da raptus vandalico, il drone s’era scagliato sul grande schermo del computer, l’aveva mandato in pezzi e lì aveva concluso la sua corsa, perché giaceva inerte sulla tastiera, che recava anch’essa segni di bruciature. Le batterie dovevano essersi esaurite. Sembrava un enorme insetto senza vita.
    Scimuniti stava ancora lì in piedi, con l’impermeabile addosso, impietrito, a cercare di rendersi conto di cosa fosse successo. Squilla il telefono.
    “Pronto, qui Amazon. E’ il signor Scimuniti? Purtroppo uno dei nostri droni ha perso il controllo per un guasto ai sensori e deve essere entrato nel suo appartamento. Il sistema ci dice che ha esaurito le batterie, quindi dovrebbe essersi posato da qualche parte. Lei è così gentile da andare a controllare il numero di matricola? Dovrebbe essere il 74189326h slash Ober punto sai sai.”
    Scimuniti avrebbe voluto urlare:
    “Andate al diavolo! Maledetti voi e i vostri droni! Vi denuncio!”, ma la rabbia gli era salita in gola tanto che non riusciva ad emettere alcun suono, sicché dall’altra parte del filo la tipa di Amazon continuava a dire: “Pronto, pronto, signor Scimuniti mi sente? Ober punto sai sai. Le faccio lo spelling? O come Otranto, B come Bologna, E come….”
    Non capitava così spesso che un drone perdesse il controllo, non era quello l’inconveniente più grave da quando Amazon aveva sostituito i ciclisti delle consegne a domicilio per passare ai droni. L’inconveniente più grave era il ronzio prodotto dalle migliaia, decine di migliaia di droni che volavano sopra i tetti, sulla testa della gente, oscurando talvolta il cielo tanto erano fitti. Moltissimi non riuscivano a dormire, perché le consegne ai negozi, ai ristoranti, agli ospedali, agli edifici pubblici, ai dormitori, alle discoteche, alle caserme, si facevano di notte. La gente aveva cominciato a mettere i doppi vetri, le doppie finestre, ma non c’era niente da fare, il ronzio era troppo forte e poteva diventare assordante quando per strane combinazioni atmosferico-acustiche i diversi ronzii singoli entravano in risonanza.
    C’erano stati dei disordini gravi, quando Amazon aveva licenziato in massa quasi 15 mila ciclisti delle consegne, tutti laureati, inglese fluent. La popolazione s’era affezionata a questi ragazzi, li aveva spalleggiati quando avevano dato l’assalto al Municipio, perché il sindaco aveva salutato con soddisfazione l’arrivo dei droni.
    “Finalmente siamo competitivi con Hong Kong!”, aveva dichiarato a Radio Miseria.
    La polizia era intervenuta brutalmente, con autoblinde e idranti. Alfonso Canna, detto “Coppi”, s’era beccato delle manganellate in testa che gli avevano procurato un trauma cranico ed evidentemente delle lesioni interne. Perdeva spesso l’equilibrio ed era stato costretto a rinunciare alle due ruote. Dall’abbaino, che divideva con un cameriere pakistano, poteva agevolmente salire sul tetto. Per vendicarsi.
    S’era procurato una fionda molto “techno” e da lassù sparava biglie d’acciaio contro i droni. Ne aveva abbattuti già una sessantina, in particolare quelli che portavano le pillole per il cuore al padrone di casa, che occupava un grande appartamento al primo piano. Né risparmiava quelli che dovevano consegnare i bigodini alla bionda ossigenata del piano di sotto, quella che teneva di notte il volume della televisione al massimo. Per coprire il ronzio dei droni, diceva lei.
    Era il 23 dicembre del 2054, da giorni i droni portavano a domicilio gli alberi di Natale. Qualcuno s’era staccato ed era precipitato sulla testa dei passanti, in via Mazzini uno bello grosso, alto sei metri, aveva sfondato il parabrezza di una Mercedes che procedeva a velocità sostenuta. Il conducente, perso il controllo, aveva sbandato, sfondando una vetrina del Coin. Due vetrinisti uccisi sul colpo. Una squadriglia di droni speciali era stata incaricata di portare le figure al presepe vivente della chiesa di San Santino della Rocca. Quello che portava il bue s’era scontrato con un altro, aveva perso il bue, e la povera bestia era caduta su una comitiva di turisti cinesi. Un morto e due feriti gravi.
    Il direttore della filiale italiana di Amazon era stato costretto a convocare una conferenza stampa dopo il ripetersi di questi incidenti.
    “Abbiamo fatto con i droni due milioni e 365 mila consegne quest’anno. Quelle mancate, per problemi vari – in maggioranza per errori di trascrizione degli indirizzi – sono appena lo 0,24%. Di questo 0,24% una percentuale irrisoria è riconducibile a collisioni con altri oggetti o con esseri umani. La nostra prima preoccupazione è la sicurezza. Qualche nostro cliente si affeziona al drone. Per esempio la signora Binario, pensionata delle Ferrovie, vuole essere servita sempre dallo stesso, che lei chiama affettuosamente “Cicci”. E’ vero signora?”
    Collegata in videoconferenza, la Binario conferma
    “Oh sì, è un amore, gli manca solo la parola”.

  14. bracciante-12

  15. The boss design

    di Federico Zenoni

    Questi schizzi ed appunti, fuoriusciti clandestinamente da un grosso studio internazionale di Design (www.vendiamoancheilculo.cos) sono un documento eccezionale nella sua rudezza e nel suo schierarsi decisamente dalla parte del più forte. In questo periodo di ventilata crisi internazionale che farà oscillare milioni di posti di lavoro e metterà a dura prova la solidarietà internazionalista dei lavoratori, i più brillanti e creativi designer giocano a carte scoperte, superando la già conosciuta propensione del Design ad accontentare e trastullare i privilegiati e le classi al potere.

    Sedia Subordinato – 1
    Questa seduta dal design originale ma severo è stata pensata come complemento del Management’s Office; riservata ai quadri inferiori o lavoratori subordinati, atipici, saltuari, o comunque precari, consente loro di assumere una posizione “ergonomicamente inferiore”, di rispettosa deferenza gerarchica di fronte alla scrivania del Manager.
    Materiali: scocca in metacrilato o metallo saldato; preverniciato nei colori: seppia, nero, sterco, guano chiaro.

    Spy-PC  – 2
    Allorquando ogni sistema di rete o software è inutile a controllare il lavoro dei dipendenti, ecco una utilissima postazione computer dotata di specchio-lente inclinato. Anche solo passando velocemente davanti alla postazione è possibile vedere se si lavora seriamente o si naviga a zonzo.
    Materiali: estruso in policarbonato e specchio glassato antiriflesso con effetto lente zinoidale al carbonio.

    Tavolo Sindacale – 3
    Stilisticamente perfetto nel suo design tradizionale, questo tavolo da riunione è stato disegnato pensando alle sedute coi rappresentanti dei lavoratori che possono presenziare ma senza poter vedere documenti o fascicoli riservati o compromettenti per l’azienda.
    Materiali: top e gamba in Betulla, oppure in Bubinga, o Cerejra, Doussié, Eucalipto, Fraké Imbuia, Kotò, Louropreto, Makoré, Olmo, Padouk, Palissandro, Tuia, Noce regia, Noce california, Noce pedullato, Noce canaletto, Noce piuma, Noce radicata… a scelta.

    Glossario dei materiali (per teste di legno)

    Legno – Materia base per l’assemblaggio di teste.
    Estruso – L’estruso è l’intruso aduso all’abuso, ma vicino al comodino tengo un coltellino, se non va via chiamo mia zia, la polizia o torno in agenzia.
    Fraké – Tipico arbusto tropicale, cresce vicino al Makoré, coprendo un sottobosco di Kotò. Alé!
    Guano – Prodotto ricco di fosforo e azoto, proveniente da depositi naturali di escrementi di uccelli, usato come fertilizzante.
    Metacrilato – Un materiale metafisico, ontologicamente si può definire una monade nel panorama dei Crilati.
    Policarbonato – Vedi “Termoformato”.
    Preverniciato – La preverniciatura è una pratica yoga che funziona più o meno così:
    primo operaio – “Minchia quante sono! Ma dobbiamo verniciarle tutte noi!?”
    secondo operaio – “Vabbé, sediamoci un pochino e poi vediamo…”
    Termoformato – Vedi “Policarbonato”.
    Wengé – Legno pregiato e raro, molto scuro; Wengé in lingua botswi significa “’embeh”?

  16. precaria

  17. creativita-domestica-Bianca

  18. ASPIRINA
    n. 12 Primavera 2016

    REDAZIONE
    Loretta Borrelli, Piera Bosotti, Pat Carra, Anna Ciammitti,
    Manuela De Falco, Margherita Giacobino, Elena Leoni, Livia Lepetit

    Progetto e sviluppo web: mybreadcrumbs.it
    Progetto grafico: Elena Leoni
    Traduzioni: Margherita Giacobino e Renata Sarfati (inglese)
    Illustrazione nel sommario: Adooro (Elena Leoni)

    HANNO DISEGNATO E SCRITTO

    Piera Bosotti (Milano)
    Argelia Bravo (Caracas) facebook.com/argelia.bravo
    bulander (Milano)
    Pat Carra (Milano) patcarra.it
    Anna Ciammitti (Milano) annaciammitti.com
    Liza Donnelly (New York) lizadonnelly.com
    Isabella Ferrarin (Vicenza) isabellaferrarin.com
    Margherita Giacobino (Torino)
    Ilaria Grimaldi (Napoli) ilariagrimaldi.it
    Elena Leoni (Milano) elenaleoni.it
    Francesca Maffioli (Parigi)
    Laura Marzi (Firenze)
    Marilena Nardi (Treviso) marilenanardi.it
    Isia Osuchowska (Vilnius)
    Teresa Sdralevich (Bruxelles) teresasdralevich.net
    Roz Simonari (Terni) theps.blogspot.it
    Doriano Solinas (Lucca)
    Lotta Sweetliv (Maastricht) lsweetliv.nl
    Federico Zenoni (Milano) senzaimpegni.org

    Contatti: info@aspirinalarivista.it

    Edizioni Libreria delle donne di Milano
    Via Pietro Calvi 29 | 20129 Milano
    +39 02 70006265 | fax +39 02 71093653
    www.libreriadelledonne.it